sabato 16 agosto 2008

Una tipica domenica giapponese

Per la mia prima uscita in città Suharnan-san decide che si va a Ueno, uno dei più grandi parchi di Tokyo. Per andare, però, è necessario fare l'abbonamento che serve anche per andare fino alla scuola. Ok alla stazione facciamo questa scheda con banda magnetica che si chiama PASMO, ogni volta che si entra ed esce dalla metro, la carta va passata sul lettore ottico del varco e in tempo reale vengono scalati i soldi della tratta effettuata. Questa carta è comodissima e permette di risparmiare tempo così si diventa veloci come i giapponesi, si incominciano ad acquisire i loro ritmi. 
La prima volta in treno è stata un po' un trauma, specialmente perchè siamo scesi a Shinjuku, la stazione più popolosa del Giappone, ogni giorno passano da qui più di 6.000.000 di persone! Diciamo che se non fosse stato per la mia "host-family" mi sarei persa alla prima curva, anche perchè la stazione di Shinjuku non ha solo un numero infinito di linee divise per compagnie diverse ma ha anche un enorme centro commerciale che si snoda sottoterra. 
Arriviamo ad Ueno, il polmone verde della città, un parco molto grande dove tutto, come al solito, è ben organizzato, anche i barboni che ci vivono sono pulitissimi, ordinati e...profumati!!! Il pomeriggio passa tra una visita al museo di storia naturale ed un giro infinito per il parco. Vicino al laghetto, il classico posto per gli innamorati, ci sono delle bancarelle che vendono cibo da strada e appena le vedi cosa puoi fare? provare ad assaggiare tutto quello che vendono ovviamente! 
Cominciamo con i Takoyaki, delle frittelle che hanno al centro un pezzetto di polipo, il sapore è ottimo. Poi, l'Okonomiyaki, un sorta di frittata con verza e gamberi, se guardavate Kiss Me Licia era il piatto che il padre di Licia preparava sulla piastra. 

 

Poi Kaoru-san mi fa assaggiare la pannocchia arrostita che con mia sorpresa si è rivelata essere dolce, ma naturalmente dolce, senza zuccheri aggiunti. 
Passiamo nella zona del mercato del pesce e anche questo luogo è una sorpresa per la piccola e provinciale occidentale, tipi di pesce mai visti, grandi, piccoli e di varie colorazioni.


Verso casa mi chiedono cosa avrei voluto mangiare (ancora) per cena, nessun dubbio: sushi!
Andiamo al Kaiten zushi (il ristorante in cui i piatti di sushi scorrono su un nastro) vicino casa, atmosfera da porto, praticamente tutti gli omaccioni del locale urlano "benvenuto" a ogni persona che entra. 
Il sushi in Giappone ha un sapore diverso da quello che si mangia in Italia, il gusto è più forte, più pieno...più buono.

mercoledì 13 agosto 2008

L'arrivo in casa Matsumoto

Non avevo dormito neanche un’ora in quell’albergo, se così lo vogliamo chiamare, e comunque io, che speravo arrivasse subito il giorno, sono stata accontentata in quattro e quattr’otto, perché in Giappone alle 5 di mattina il sole è già alto, infatti loro non hanno il sistema dell’ora legale come noi. Mi vesto e sono giù per prendere la prima navetta verso l’aeroporto mentre il Giappone si sta svegliando. Prima di entrare nel complesso di edifici, c’è l’ennesimo controllo, un poliziotto sale sull’autobus per controllare che non ci sia nessuno che entri di nascosto, ma anche per dare un’occhiata ai passaporti dei passeggeri. In Giappone sono molto rigidi riguardo le misure antiterroristiche, infatti insieme a tutte le misure di sicurezza hanno pensato anche di schermare le pareti degli edifici dell’aeroporto, per cui non si riesce a telefonare ed è raro riuscire a mandare sms.

Per non parlare del fatto che se la polizia ti ferma per strada e non hai il passaporto, loro hanno il diritto di arrestarti, ecco perché controllavo sempre la borsa prima di uscire.

Arrivo al luogo in cui dovevo incontrarmi con quelli della scuola e mentre aspetto qualcosa colpisce subito la mia attenzione, i distributori automatici. In Giappone sono dappertutto e vendono qualsiasi cosa, ogni tipo di bibita, sigarette, snack, i noodle istantanei e nei bagni delle donne ci sono anche i distributori di collant! I distributori sono la cosa che mi manca di più perché, siccome per strada ce n’era uno ogni 50 m non rischiavi mai di avere sete e poi era così economico, le bibite costavano massimo 160 yen (circa 90 cent.) .

Intanto conosco alcuni ragazzi della mia scuola, alcuni che poi non ho più visto, poi dopo 2 ore arriva il momento di essere accompagnati dalle famiglie, così con 2 russi vengo messa su un taxi. Mi avvio verso un viaggio di 3 ore e mezza in silenzio, perché quei cafoni dei russi parlavano tra di loro e non gliene fregava niente che ci fossi anche io, intanto il tassista vecchio e rincoglionito si sarà perso minimo 10 volte nella periferia dove strade e case sono tutte uguali.

Finalmente arrivo alla mia casa giapponese e prima sorpresa scopro di essere in una famiglia mista, lui è dello Sri Lanka e lei è autoctona (come parlo bene, che vocaboli..), però il cognome della famiglia è quello della moglie, quindi i figli prendono il cognome dalla mamma. Questa è un usanza che veniva praticata nelle famiglie dei poeti o dei pittori famosi, quando la figlia femmina sposava un uomo esterno alla famiglia, questo veniva “adottato” dalla famiglia di lei, prendeva il suo cognome così come i loro figli. In questo caso però penso che la famiglia abbia preso il nome della moglie per problemi razziali: in Giappone la gente è molto tradizionalista, non vogliono gaijin (stanieri) e se ci sono in contatto li trattano con freddezza, anche io l’ho sperimentato ma ne parlerò più dettagliatamente in seguito, in un altro “capitolo”. Per cui penso che i miei “host-parents” abbiano fatto tutto questo per proteggere, almeno in parte, i loro figli dall’essere additati come dei “mezzo-sangue” che come parola è orribile ma purtroppo è così.

Comunque entro in casa, tolgo le scarpe, e vedo qualcosa di familiare, miki, il loro cavalier king charles spaniel, che almeno è un “parente canino” di Camomilla. La casa è in stile moderno e il mio host father, Suharnan-san si è occupato di pitturare i muri e fabbricare i ripiani dei mobili per i libri. Questo non è il suo mestiere, e si vede pure! Lui fa il manager di un’azienda di pubblicità mentre lei, Kaoru-san fa la casalinga. Hanno un bambino di un anno, Souma, e un altro in arrivo.

Pranziamo insieme e cominciano le prime domande di rito con il solito “Ah Italia, pizza, spaghetti, mafia”e io che penso “ecco, ci risiamo, strano che non abbiano trovato anche lo spazio per infilarci anche il mandolino, avrebbe formato il quartetto perfetto. C’è qualcos’altro di strano nei loro discorsi, infatti, sebbene all’inizio non capissi quasi nulla di quello che mi dicevano, capivo perfettamente quando lei parlava di me a suo marito dicendo che tanto non avrei capito, però durante tutto il mese ho capito tutte le sue frecciatine e ho fatto finta di niente. E poi capivo sempre di più le sfumature delle sue parole, chi lo sa, magari in quei momenti c’era una particolare energia nell’aria che mi permetteva di captare ogni singola parola. Certe volte i suoi commenti raggiungevano i livelli di offese ma purtroppo non potevo dire nulla perché lei avrebbe potuto sempre giocarsi la carta del malinteso perché non so bene la loro lingua.

sabato 9 agosto 2008

Diario di viaggio

1st Day, Yokoso Japan.

Si parte, mancano pochi minuti al decollo di un bestione a 2 piani della Jal, quando l'hostess annuncia 1 ora di ritardo per problemi con la torre di controllo, del resto mi viene da pensare che siamo in Italia e va bene così. Intanto conosco Keiji, un ragazzo che è spesso in Italia perchè si è scelto una fidanzata italiana, nel mentre però si decollaaaaa!!!! una sensazione di mancamento iniziale ma poi tutto tranquillo...per 12 ore!!! L'arrivo in aeroporto è tremendo perchè ti sottopongono a tutte le procedure anti-terrorismo come la scansione delle impronte digitali e la fotografia dell'iride, ma il bello è che tutto questo lo fanno in giapponese stretto, e se chiedi "parlate inglese?", beh la risposta è no!
Dopo infinite procedure doganali sono fuori dall'aeroporto di Narita che è a 2 ore dal centro della città, per questo prendo la navetta fino al mio albergo da 4 soldi e con mia sorpresa scopro che la periferia è tristissima e che l'hotel è squallido...tristezza a vagonate! ma non finisce qua perchè dopo sole 2 ore di sonno vengo svegliata da quelli della stanza accanto che erano impegnati in altre attività..."Ma dove sono capitata?!"mi dico, e scatta subito il primo pianto con precisione matematica.


Ok cmq la prima cosa che mi stupisce dell'albergo e che poi troverò quasi dappertutto è il "toto washlet", il wc super tecnologico. Pensate che questo gioiellino, oltre ad avere sedile riscaldato vi farà anche il bidet, vi laverà il sedere e maschererà il rumore della pipì con un suono d'acqua scrosciante. Quest'ultima particolarità è chiamata "oto hime", principessa del suono, ed è stata creata appositamente per quelle donne che, vergognandosi del suono sprecavano molta acqua tirando lo sciacquone. Per quanto riguarda me non ho provato le varie funzioni perchè avevo paura della forza del getto d'acqua...

martedì 5 agosto 2008

Ben tornata in Italia


Il Jet lag è pesante, sono stanchissima ma soddisfatta di questa esperienza perchè anche se la padronanza della lingua è migliorata di poco, la sicurezza in me stessa è cresciuta e questo mi fa sentire bene. Certo che però stare in un paese efficientissimo dove tutto funziona come un orologio e trovarsi di colpo a Roma con i treni  sporchi e perennemente in ritardo...beh è un po' uno shock, ti viene solo da dire : "Ecco, ora si che sei davvero tornata in Italia!". Sto scaricando le foto e pian piano le pubblicherò con tutte le spiegazioni ma credo che ora mi farò altri 5 minuti di sonno...